Il pensiero selvaggio di Lévi-Strauss tra prima e seconda edizione: un caso editoriale italiano?

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Il pensiero selvaggio di Lévi-Strauss tra prima e seconda edizione: un caso editoriale italiano?

di Salvatore Abbruzzese, Paolo Iagulli, Lorenzo Scillitani

Nell’ultima edizione francese de Il pensiero selvaggio di Claude Lévi-Strauss (pubblicata in Œuvres, Gallimard, La Pléiade, Paris 2008), la lettura che il grande antropologo francese fornisce di Auguste Comte è notevolmente diversa da quella contenuta nella prima edizione (1962), che ad oggi è l’unica circolante in Italia (ristampata nel 2015 per i tipi de ilSaggiatore, Milano). È lo stesso Lévi-Strauss a evidenziarlo, avvertendo il lettore di essere pervenuto a rivedere il pensiero di Comte dopo aver letto, con l’attenzione che prima non aveva avuto, l’ultima grande opera del filosofo e sociologo francese, il Sistema di politica positiva. Cos’è che Lévi-Strauss vede nella riflessione di Comte (e anzi gli riconosce esplicitamente), che prima gli era sfuggito? Si tratta dell’idea secondo cui il feticismo e il positivismo, se attentamente considerati, rivelano una fondamentale affinità; il feticismo non è relegabile al solo “tempo delle origini”, ma fa sentire la sua influenza anche nel periodo del positivismo; il feticismo non deve quindi essere considerato come antitetico allo sviluppo scientifico, dal momento che esso, in quanto basato sull’attività dell’osservazione e istituente una vera e propria logica, favorì, anzi, il pensiero scientifico come lo intendiamo noi (cfr. Comte, Système de politique positive, Paris 1879-1883, vol. III, p. 93, 119 e 121). […]

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